Per una diagnosi certa del difetto di G6PD nelle femmine emizigoti

di

Gavino Forteleoni, Sergio Piga, Augusto Ogana, Francesca Ena, Gian Franco Meloni 
Clinica Pediatrica "A. Filia", Università di Sassari

Summary 
Materiali e metodi 
Risultati 
Discussione 
Tabella 1: Dati ematologici al momento del ricovero in 20 bambine con favismo 
Bibliografia

 


 

The Diagnosis of G6PD Deficiency in the Hemizygote Female ( M&B 8 550-551, 1993)

Key Words 
G6PD deficiency, Favism, 2dG6P

Summary 
In 20 female children, admitted for favism the methemoglobin reduction test on whole blood (Brewer's test) the spectrophotometric G6PD assay on filtered red cells and the 2dG6P utilization test on mononuclear cells, were performed.

7 children had a normal Brewer's test, 8 children had a normal G6PD activity.

The 2dG6P utilization test was able to detect in all patients, the heterozygous condition. The lack of sensitivity of the Brewer's test and of the G6PD assay is due to destruction of deficient erythrocytes and to high reticulocytosis.

The 2dG6P utilization method, performed on mononuclear cells, allows a prompt and sure diagnosis in heterozygous females with favism.

 


Il deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) è l'anomalia metabolica del globulo rosso più diffusa nel mondo. Il difetto enzimatico viene trasmesso attraverso il cromosoma X. Nei maschi dunque la carenza è totale, mentre nelle femmine l'attività enzimatica può essere intermedia (eterozigote) o assente (omozigote). Le femmine eterozigoti possiedono, come è noto, una doppia popolazione eritrocitaria (mosaicismo), una normale e una carente. La percentuale dei globuli rossi enzimopenici è variabile, in accordo con l'ipotesi della inattivazione di uno dei due cromosomi X.

Pertanto, la diagnosi di deficit di G6PD, nella popolazione femminile, può essere spesso difficoltosa. Le difficoltà aumentano in corso di crisi emolitica, per l'immissione in circolo di reticolociti con attività enzimatica superiore ai globuli rossi maturi e per la distribuzione delle emazie carenti l,2 .

Abbiamo voluto, dunque, saggiare l'attendibilità diagnostica del test di utilizzazione della 2-deossi-glucosio-6-fosfato (2dG6P) nelle cellule mononucleate di bambine ricoverate per crisi emolitica acuta, da ingestione di Vicia faba .

Materiali e metodi

Sono state studiate 16 bambine sarde, ricoverate per favismo nella Clinica Pediatrica di Sassari. Al momento del ricovero presentavano ittero, pallore ed emoglobinuria. Venne eseguito, a tutte le pazienti un prelievo per emoglobina (Hb), bilirubina, conta dei reticolociti, test di riduzione della metemoglobina secondo Brewer, dosaggio spettrofotometrico dell'enzima e test di utilizzazione della 2dG6P.

La bilirubina, l'Hb la conta dei reticolociti furono determinati secondo le metodiche usuali. Il test di riduzione della metemoglobina fu effettuato su sangue in toto secondo la metodica di Brewer et al. , il dosaggio spettrofotometrico su emazie filtrate su colonna di cellulosa secondo Battistuzzi et al. , e l'utilizzazione della 2dG6P su cellule mononucleate secondo Ferraris et al. 5

Risultati

I dati clinici ed ematologici sono riportati nella Tabella 1 . 11 bambine presentavano livelli di Hb superiori a 7 g/dl e non vennero trasfuse. Il test di Brewer risultava normale in 5 soggetti. Il dosaggio spettrofotometrico dell'enzima era nei limiti della norma (6,73 ± 2,10) in 9 bambine; 5 di queste ultime presentavano anche una normalità del test di Brewer, mentre le rimanenti 4 avevano un'elevata reticolocitosi. Il test di utilizzazione della 2dG6P risultava invece compreso tra il 7 e il 30% in tutti i soggetti esaminati Tali valori risultavano compatibili con una situazione di eterozigosi per deficit di G6PD.

Discussione

Fino agli anni '70, il favismo in Sardegna rappresentava un problema di salute pubblica, con circa 1100 ricoveri all'anno (M. Silvetti: comunicazione personale). Il numero dei ricoveri a Sassari era di circa 120-130/anno, di cui il 70% interessava pazienti in età pediatrica.

In questi ultimi decenni, grazie a una campagna di educazione sanitaria e allo screening neonatale della G6PD, il numero di casi ha subito una drastica riduzione, anche se, nel le femmine, si è osservato un aumento relativo .

Attraverso lo screening, che tuttora viene effettuato mediante il test della riduzione della metemoglobina, è possibile individuare tutti i maschi emizigoti e le femmine omozigoti, mentre le femmine eterozigoti possono essere diagnosticate solo nel 65% dei casi. Il restante 35% può, non sapendo di essere carente, presentare un'anemia emolitica acuta, dopo ingestione di fave. Le 5 pazienti in cui il test di Brewer risultava normale al momento del ricovero, avevano il test di riduzione della metemoglobinemia normale, anche alla nascita.

Il dosaggio spettrofotometrico della G6PD risultò normale in 9 bambine; in 4 di queste ciò era legato all'elevata quota di reticolociti circolanti, in accordo con Meloni e Russinol e con Russo et al. 2

In conclusione, nelle bambine da noi studiate la diagnosi di carenza enzimatica fu posta nel 56% dei casi con il metodo spettrofotometrico, e nel 62% dei casi con il test di riduzione della metemoglobina.

I nostri risultati sull'utilizzazione della 2dG6P nelle cellule mononucleate dimostrano invece che con questo metodo è possibile porre una diagnosi corretta, in tutti i casi al momento della crisi emolitica, senza ricorrere a uno studio familiare o rimandare il problema diagnostico a dopo la normalizzazione del quadro clinico.

Tale test è, a nostro parere, da preferire anche alla metodica citochimica, messa a punto da Sansone e coll. Infatti, l'alta percentuale di reticolociti (cellule che presentano un'attività enzimatica elevata), riscontrabile in corso di crisi emolitica, potrebbe in qualche caso falsare il risultato.

Tabella 1 
Dati ematologici al momento del ricovero in 20 bambine con favismo

N. Età Hb (g/dl) Bilirubina (mg/dl) Reticolociti (%) Emoglobinuria Trasfusione Test di Brewer
1 3 9,00 4,4 4,0 ++ No P
2 7 7,35 6,4 4,5 +++ No P
3 5 9,00 2,2 3,5 ++ No N
4 7 9,00 3,4 4,2 + No N
5 9 8,50 2,4 9,0 ++ No p
6 7 7,00 3,4 6,6 ++ p
7 5 5,50 4,8 6,0 ++ P
8 5 9,20 1,8 6,0 + No N
9 5 7,00 3,9 3,7 +++ p
10 13 9,10 5,0 3,0 + No p
11 2 8,10 2,0 3,1 ++ No N
12 2 9,40 3,2 4,0 ++ No N
13 5 9,35 1,8 3,0 + No P
14 3 6,90 3,4 16,3 +++ P
15 3 6,90 4,5 14,8 +++ P
16 12 9,00 3,4 5,1 + No p
17 7 9,40 5,2 4,3 +++ No P
18 3 8,00 2,0 3,8 + No N
19 6 10,00 2,0 6,3 + No P
20 9 10,10 2,7 3,1 + No N

Bibliografia

1. Meloni T., Russino G. Valutazione quantitativa dell'attività glucosio-6-fosfato deidrogenasica eritrocitaria in bambini enzimopenici durante e a distanza dalla crisi emolitica. La Pediatria (Napoli) 72, 1121-1125, 1964.

2. Russo G., Mollica F., Pavone L. Schilirò G. Hemolytic crises of favism in Sicilian females heterozygous for G6PD deficiency. Pediatrics 49, 854-859, 1972.

3. Brewer C., Tarlow A.R, Alving S. Metemoglobin reduction test. A new simple "in vitro" test for identifying primaquine sensitivity. Bull. WHO 22, 633-636, 1960.

4. Battistuzzi G., Esan G.J.F., Fasuan F.A., Modiano G., Luzzatto L. Comparison of GdA and GdB activities in Nigerians. A study of the variation of the G6PD activity. Am. J. Hum. Genet . 29, 31-36, 1977.

5. Ferrans A.M., Giuntini P., Galiano S., Gaetani G.F. 2-deoxy-glucose-6-phosphate dehydrogenase utilization in the study of glucose-6-phosphate dehydrogenase mosaicism. Am. J. Hum. Genet . 33, 307-313, 1981.

6. Meloni T., Forteleoni G., Meloni G.F. Marked decline of favism after neonatal glucose-6-phosphate dehydrogenase screening and health education: the northern Sardinian experience. Acta Haematol . 87, 29-31, 1992.